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Porsche 550 Spyder, la Porsche assassina di giganti

Ci sono automobili Porsche apprezzate dagli affezionati del marchio. Poi ci sono vetture della stessa casa di Stoccarda, che sono altre universalmente riconosciute come icone da tutti gli amanti del settore. La Porsche 550 Spyder, sicuramente, appartiene alla seconda schiera. Un’automobile così iconica, da evocare immediatamente l’attore James Dean, a bordo della quale trovò la morte, ma anche la Targa Florio e le epiche imprese del motorsport. La Giant Killer, come pure era soprannominata la 550 Porsche, è un’automobile tutta da scoprire. Addentriamoci nel suo mondo.

La storia della Porsche 550 Spyder

La storia della Porsche 550 Spyder ha inizio all’inizio del Cinquanta, quando i primi prototipi dell’automobile presero parte ad alcune competizioni europee e statunitensi. I primi successi raggiunti da questa spinsero Porsche a realizzare anche una versione stradale, che prese il nome di 550 Spyder: 550 stava per il numero di progetto, per l’appunto il 550° della casa di Stoccarda. Invece, Spyder era un omaggio alla Cisitalia 202 Spyder Mille Miglia, l’automobile disegnata per volere di Piero Dusio, amico della famiglia Porsche.

Nell’ottobre del 1953, al Salone dell’automobile di Parigi, Porsche presentò un primo prototipo, che fu subito accolto positivamente. Nello stesso anno, due prototipi di 550 Porsche, la 550-01 e la 550-02, presero parte alla celebre corsa della 24 ore di Le Mans. I primi modelli, messi in vendita già nel 1953, costavano la ragguardevole cifra di 24.500 marchi. La spesa, però, era giustificata: già alla Mille Miglia del 1954 l’automobile si impose nella categoria 1500 cm3 e piazzandosi al sesto posto assoluto. La sua capacità di imporsi anche rispetto ad automobili sulla carta più performanti, inoltre, le fece guadagnare rapidamente l’appellativo di Giant Killer.

Nel 1956, il progetto migliorato da un cambio a cinque velocità, fu iscritta alla 24 Ore di Le Mans. Quello stesso anno, poi, Umberto Maglioli condusse una Porsche 550 alla vittoria della 40° edizione della Targa Florio. Fu proprio in onore a questa prima vittoria in campo internazionale che, successivamente, sarebbero nate le Porsche Targa. Tutto questo, in breve, trasformò la 550 in un mito su ruote. Scopriamo meglio le caratteristiche tecniche di questa automobile.

La tecnologia della 550 Spyder

auto storiche e auto d'epoca

La 550 Spyder, sotto molti punti di vista, si rivelò un’automobile rivoluzionaria. A cominciare dal telaio e dall’aerodinamica, che come si vedrà era particolarmente curata, e il motore, tecnicamente molto raffinato per l’epoca. Vediamo, allora, quali furono le innovazioni che furono prodotte da Porsche per questo modello.

Configurazione
Carrozzeria: spider 2 posti in alluminio Posizione motore: posteriore centrale Trazione: posteriore
Dimensioni e pesi
Interasse: 2100 mm Carreggiate: anteriore 1290 – posteriore 1250 mm Altezza minima da terra:
Posti totali: 2 Bagagliaio: Serbatoio:
Masse a vuoto: 550 kg
Meccanica
Distribuzione: bialbero in testa con alberi di rinvio, 2 valvole per cilindro Alimentazione: 2 carburatori doppio corpo Solex 40PJJ
Prestazioni motore Potenza: 110 CV a 6200 giri/min.
Accensione: 2 candele per cilindro, 2 bobine, 2 spinterogeni Impianto elettrico:
Frizione: monodisco a secco Cambio: a sbalzo in blocco con il differenziale, 4 marce e retromarcia
Telaio
Corpo vettura tubolare a scala in acciaio
Sterzo a vite e dito
Sospensioni anteriori: ruote indipendenti, barre di torsione, doppi bracci oscillanti, ammortizzatori idraulici, barra antirollio / posteriori: ruote indipendenti, barre di torsione, doppi bracci oscillanti, ammortizzatori idraulici
Freni anteriori: a tamburo, comando idraulico / posteriori: a tamburo, comando idraulico
Pneumatici 5,00-16 ant. 5,25-16 post.
Prestazioni dichiarate
Velocità: 220 km/h Accelerazione: 10 s

Il telaio pressurizzato della Porsche 550

La Porsche 550 fu dotata di un ladder frame, ossia del cosiddetto “telaio a scala” in acciaio: in pratica, esso era formato da due tubolari longitudinali, collegati da un traliccio di tubi trasversali. Questa scelta, unita alle ridotte dimensioni – misurava appena 370 centimetri in lunghezza, 161 centimetri in larghezza e 98 centimetri in altezza – e la leggerezza dell’automobile – pesava appena 550 chilogrammi a vuoto, 590 coi liquidi – resero la 550 Spyder un’automobile agevole e praticamente incollata all’asfalto. A questo, poi, contribuiva anche la perfetta distribuzione delle masse: il serbatoio della benzina, come dimostra il tappo per il rifornimento posto anteriormente, trovava posto anteriormente, mentre il motore era disposto posteriormente.

Nel corso del tempo, Porsche continuò a lavorare al perfezionamento dell’automobile, in particolar modo alleggerendo il più possibile il telaio stesso. Questo, però, finì col rendere il telaio piuttosto fragile e, quindi, spesso finiva per rompersi pericolosamente. Onde evitare situazioni di pericolo, Porsche adottò un’ingegnosa soluzione: il telaio tubolare fu pressurizzato e l’automobile fu dotata, all’interno dell’abitacolo, un manometro che indicava la pressione del gas. Qualora si fosse verificata una rottura, a seconda della gravità della perdita, il conducente poteva valutare se continuare a guidare oppure se fermarsi. Il lavoro sulla 550, però, non si fermò solamente al telaio, perché particolare attenzione fu riposta sull’aerodinamica.

L’aerodinamica curata dal vento della 550

Un aspetto della 550 che balza immediatamente all’occhio è l’altezza dal suolo dell’automobile: appena 98 centimetri. Per spiegare quanto fosse bassa, c’è un episodio diventato leggenda. Nel 1954, durante la Mille Miglia, alla guida della Porsche 550 si trova l’ex pilota di Formula 1 Hans Herrmann. Curva dopo curva la Porsche si impone sugli avversari, ma dove stacca tutti è a un passaggio a livello: Hermann, dopo una curva cieca, trova la sbarra calata sui binari, ma approfittando della ridotta altezza dell’automobile, riesce a passarvi sotto staccando la concorrenza.

La leggenda, però, nulla ha a che fare con la cura del dettaglio adoperata nella progettazione della 550 Spyder. Il disegno elegante e aerodinamico della carrozzeria, infatti, fu studiato in galleria del vento presso l’Università di Stoccarda. Realizzata in alluminio, contribuiva alla tenuta di strada del veicolo.

Anzi, proprio dal punto di vista aerodinamico, la Porsche 550 Spyder rappresentò una svolta epocale. Nel 1956, il pilota svizzero Michael May doveva correre la 100 km del Nürburgring. Curiosamente, May dotò l’automobile di un generoso alettone arancione, proprio al di sopra dell’abitacolo. Fra lo scetticismo generalizzato, May riuscì a staccare un tempo al Nürburgring di circa venti secondi inferiore a quello delle 550A ufficiali. Tuttavia, a causa dell’opposizione del responsabile del reparto corse Porsche, Huschke von Hanstein, fu impedita la partecipazione con l’appendice aerodinamica. Quella, tuttavia, segnò l’inizio di un nuovo modo di concepire le automobili sportive.

Il motore più raffinato di sempre per una Porsche

Tanti sono gli aspetti affascinanti della Porsche 550. Forse, quello più affascinante di tutti riguarda proprio il propulsore, che tornava in posizione posteriore e centrale per una migliore distribuzione dei pesi, e che rappresentava un vero e proprio capolavoro ingegneristico. Fino a quel momento, Porsche dotava le 356 di un motore da appena 40 CV. Con la 550 Spyder, invece, cambiò tutto. Al progetto, in gran segreto, vi lavorò l’ingegnere Ernst Fuhrmann. Il progetto del Typ 547, così fu denominato, rimase segreto persino a Ferry Porsche.

Il motore quattro cilindri, per una cilindrata complessiva di 1.498 cm3, aveva un’architettura boxer. Il raffreddamento rigorosamente ad aria era garantito da una ventola verticale a doppia entrata, posizionata sulla sommità della testata, mentre l’alimentazione era garantita da due carburatori Solex a doppio corpo, successivamente sostituiti dai più performanti 40DCM della Weber di Bologna. La particolarità del motore della 550 Spyder, però, risiedeva nella distribuzione: questa, infatti, prevedeva in tutto nove alberi, quattordici coppie coniche e due cilindriche. Grazie a questo, il motore poteva raggiungere e superare il regime di 7000 giri/min. La messa a punto, tuttavia, era così complessa da richiedere circa 220 ore di lavoro per ogni propulsore.

Il primo test sul banco di prova, tuttavia, dimostrò che il motore era in grado di sviluppare una potenza di 112 CV, ben al di sopra di quanto avevano fatto i precedenti motori Porsche. Non era ancora tutto, però. I successivi sviluppi, infatti, innalzarono la potenza fino a 135 CV, nella versione della 550 Spyder, che risultò vincitrice della Targa Florio. Al massimo del suo sviluppo, invece, il Typ 547 arrivò a erogare la potenza massima di 180 CV. Grazie a queste caratteristiche, e alla peso piuma della Porsche 550, il propulsore era capace di raggiungere la velocità massima di 220 km/h e di un’accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di 10 secondi.

La 550 Spyder di James Dean, la Little Bastards

La 550 Spyder è celebre, purtroppo, anche per un’altra ragione. È a bordo di essa, infatti, che, il 30 settembre 1955, trovò la morte il celebre attore James Dean. Amante delle automobili sportive, Dean quello stesso anno acquistò una 550, che subito rinominò Little Bastards, letteralmente “piccola bastarda”. Un’ulteriore riprova delle caratteristiche della Porsche 550. Al punto che, secondo le tante leggende che circolano sulla morte dell’attore, Alec Guinness, che interpretò Obi-Wan Kenobi nel primo Guerre Stellari, avrebbe predetto la morte di Dean: «Se la guidi ti ci troveranno morto nel giro di una settimana».

Quel giorno, Dean percorreva la U.S. Route 466, nei pressi di Cholame in California. Improvvisamente, lungo la strada percorsa da Dean si venne a trovare un altro veicolo, contro il quale la Little Bastards finì per schiantarsi. L’attore rimase incastrato fra le lamiere e fu soccorso per essere trasportato all’ospedale Paso Robles, dove però fu dichiarato morto dopo poco. La 550 Porsche finì per essere utilizzata dalla città di Los Angeles, con la macabra scritta «L’ultima auto sportiva di James Dean», per mettere in guardia gli automobilisti dai rischi della guida. Successivamente, la 550 fu acquistata da George Barris, che la vendetta come pezzi di ricambi. Fu allora, probabilmente, che si iniziò a circolare la credenza che la 550 di Dean portasse sfortuna: dapprima rimase ferito il meccanico che la stava caricando per il trasporto. Successivamente, due gentlemen drivers acquistarono alcune parti dell’automobile: uno sarebbe rimasto ferito in un incidente e l’altro, invece, avrebbe perso la vita in un secondo sinistro.

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