L’importanza dei modelli di transizione: Porsche 911 Carrera 2.7 e 3.0

Porsche 911 Carrera e il periodo di transizione che parte dalla 2.7 per approdare alla 3.0, scopriamo tutto in ogni minimo dettaglio.

Porsche 911 Carrera 2.7 il motore

Dall’anno del primissimo modello nel lontano 1963, la 911 ha subito diversi miglioramenti mantenendo sempre intatto il suo temperamento. Un’automobile sportiva dal carattere allegro, che si è evoluta nel corso degli anni in numerose versioni arrivando alla Porsche 911 Carrera 2.7. Questa vettura vantava lo stesso “Flat Six Engine” (6 cilindri boxer) montato l’anno precedente sulle mitologiche Porsche Carrera 2.7 RS. Questo propulsore, grazie all’inedita iniezione meccanica Bosch (mai importata in USA per normative restrittive), era in grado di sviluppare 210 CV ed una velocità massima di circa 240 Km/h. Sebbene i numeri non facessero gridare al miracolo, la Porsche 911 ha saputo stupire gli appassionati per il comportamento dinamico su strada e in pista. Il motore montato a sbalzo posteriormente, è la fonte del divertimento di questa macchina: la progressione nel salire di giri e gli scoppietti al rilascio dell’acceleratore disegnavano sul volto di chi la guidava tra le curve un sorriso spontaneo. Era comunque una vettura molto impegnativa quando guidata vicina al limite, ma che nelle mani più esperte regalava soddisfazioni ed emozioni uniche. Anche il timbro del motore Boxer sei cilindri è unico nel suo genere, tipico soltanto dei motori Porsche raffreddati ad aria.

Carrera 2.7 e lo spoiler che ne migliora l’aerodinamicità

Il tratto più distintivo di questa Porsche è sicuramente lo spoiler preso in prestito dalla Carrera RS, soprannominato “Becco d’Anatra” (Duck-Tail) per il suo disegno. La funzione non è esclusivamente estetica, ma è stata una perspicace trovata degli ingegneri per aumentare il carico aerodinamico della vettura e migliorare i flussi d’aria dentro al motore.

Perché fu chiamata Carrera

Il nome Porsche Carrera è un omaggio alla gara di endurance messicana detta Carrera Panamericana, nella quale Porsche ottenne diversi successi e identifica tutte le automobili di Stoccarda equipaggiate con un motore più potente della versione base.

Dalla 2.7 alla 3.0

Nel 1976 fu l’unica della gamma 911 a venire aggiornata, evolvendosi in una 911 Carrera 3.0: il motore 2.7 fu sostituito da uno nuovo da 3 litri, direttamente derivato dalla Porsche 930 Turbo anche se non sovralimentato. Accreditato di una potenza massima pari a 200 cavalli, poteva essere mosso da un cambio manuale con 4 o 5 rapporti o dal cambio automatico Sportomatic a 3 rapporti. Nel 1977 Porsche avviò una rivoluzione in ottica della riduzione nella gamma 911. Oltre alla nuova Porsche 924 a motore anteriore già presentata l’anno precedente, fu introdotta pure la 928 che nelle intenzioni future della Casa Madre doveva essere il modello che avrebbe gradualmente sostituito la Porsche 911. Con queste intenzioni, le 3 versioni ad aspirazione naturale furono sostituite da un’unica versione chiamata 911 SC, ossia Super Carrera. Proprio per questo è importante sottolineare quanto ad oggi, la Porsche 911 Carrera 3.0 prodotta nel solo 1976, sia estremamente rara e ricercata.

Ferdinand Porsche

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