{"id":2777,"date":"2022-03-27T23:59:47","date_gmt":"2022-03-27T21:59:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mavment.com\/blog\/?p=2777"},"modified":"2024-04-21T08:29:02","modified_gmt":"2024-04-21T06:29:02","slug":"24-ore-daytona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mavment.com\/blog\/24-ore-daytona\/","title":{"rendered":"La 24 Ore di Daytona, il regno incontrastato di Porsche"},"content":{"rendered":"<p>In Florida, a due passi dalle spiagge di Daytona Beach, c&#8217;\u00e8 un circuito. Lungo 3,56 miglia, secondo le unit\u00e0 di misura in uso negli Stati Uniti d&#8217;America, \u00e8 il pi\u00f9 classico dei tracciati ad anello, pensato appositamente per gare di velocit\u00e0. Si tratta, per chi ancora non l&#8217;avesse capito del Daytona International Speedway, il circuito della <strong>24 Ore di Daytona<\/strong>, gara meglio conosciuta come il regno incontrastato di Porsche. \u00c8 qui, infatti, che le automobili della casa di Stoccarda detengono il record di vittorie, a dimostrazione della sua indole sportiva e vincente. Andiamo alla scoperta di questo circuito e delle vetture che hanno trionfato su di esso.<\/p>\n<div id=\"ez-toc-container\" class=\"ez-toc-v2_0_81 counter-hierarchy ez-toc-counter ez-toc-transparent ez-toc-container-direction\">\n<p class=\"ez-toc-title\" style=\"cursor:inherit\">Contenuti<\/p>\n<label for=\"ez-toc-cssicon-toggle-item-69ed7d1fd2361\" class=\"ez-toc-cssicon-toggle-label\"><span class=\"\"><span class=\"eztoc-hide\" style=\"display:none;\">Toggle<\/span><span class=\"ez-toc-icon-toggle-span\"><svg style=\"fill: #edc227;color:#edc227\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" class=\"list-377408\" width=\"20px\" height=\"20px\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\"><path d=\"M6 6H4v2h2V6zm14 0H8v2h12V6zM4 11h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2zM4 16h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2z\" fill=\"currentColor\"><\/path><\/svg><svg style=\"fill: #edc227;color:#edc227\" class=\"arrow-unsorted-368013\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"10px\" height=\"10px\" viewBox=\"0 0 24 24\" version=\"1.2\" baseProfile=\"tiny\"><path d=\"M18.2 9.3l-6.2-6.3-6.2 6.3c-.2.2-.3.4-.3.7s.1.5.3.7c.2.2.4.3.7.3h11c.3 0 .5-.1.7-.3.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7zM5.8 14.7l6.2 6.3 6.2-6.3c.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7c-.2-.2-.4-.3-.7-.3h-11c-.3 0-.5.1-.7.3-.2.2-.3.5-.3.7s.1.5.3.7z\"\/><\/svg><\/span><\/span><\/label><input type=\"checkbox\"  id=\"ez-toc-cssicon-toggle-item-69ed7d1fd2361\"  aria-label=\"Toggle\" \/><nav><ul class='ez-toc-list ez-toc-list-level-1 ' ><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-1\" href=\"https:\/\/www.mavment.com\/blog\/24-ore-daytona\/#Un_inferno_lungo_un_giorno_ecco_la_24_Ore_di_Daytona\" >Un inferno lungo un giorno: ecco la 24 Ore di Daytona<\/a><ul class='ez-toc-list-level-3' ><li class='ez-toc-heading-level-3'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-2\" href=\"https:\/\/www.mavment.com\/blog\/24-ore-daytona\/#La_storia_della_24_Ore_di_Daytona_il_circuito_piu_biu\" >La storia della 24 Ore di Daytona: il circuito pi\u00f9 biu<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-3'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-3\" href=\"https:\/\/www.mavment.com\/blog\/24-ore-daytona\/#Li_dove_la_cavallina_e_imbattibile_il_circuito_del_Daytona_International_Speedway\" >L\u00ec dove la cavallina \u00e8 imbattibile: il circuito del Daytona International Speedway<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-3'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-4\" href=\"https:\/\/www.mavment.com\/blog\/24-ore-daytona\/#I_successi_di_Porsche_alla_24_Ore_di_Daytona\" >I successi di Porsche alla 24 Ore di Daytona<\/a><\/li><\/ul><\/li><\/ul><\/nav><\/div>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Un_inferno_lungo_un_giorno_ecco_la_24_Ore_di_Daytona\"><\/span>Un inferno lungo un giorno: ecco la 24 Ore di Daytona<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>C&#8217;\u00e8 un episodio, che forse pi\u00f9 di altri spiega bene cosa sia la <strong>24 Ore di Daytona<\/strong>. <a title=\"Dan Gurney\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dan_Gurney\">Dan Gurney<\/a>, all&#8217;epoca gi\u00e0 pilota ufficiale di Porsche, nel 1962 si trovava alla guida di una Lotus all&#8217;allora 3 Ore di Daytona. Trattandosi di una gara di <em>endurance<\/em> non \u00e8 importante impiegare il minor tempo possibile, ma giungere al traguardo per primi allo scadere del tempo. Gurney, dopo aver costruito un vantaggio importante, trovandosi in difficolt\u00e0 meccaniche con la propria automobile, decise di accostare e di far trascorrere quanto pi\u00f9 tempo possibile. Non appena il direttore di gara sventol\u00f2 la bandiera a scacchi, il pilota statunitense rimise in moto e, seppur lentamente, riusc\u00ec a tagliare il traguardo per primo vincendo la gara. Questo \u00e8 lo spirito di una gara come la <strong>24 Ore di Daytona<\/strong>, che negli ultimi anni ha pi\u00f9 volte cambiato nome pi\u00f9 volte: da <em>24 Hours Pepsi Challenge<\/em> a<em> SunBank 24 at Daytona<\/em> sino a diventare <em><strong>Rolex 24 at Daytona<\/strong><\/em>. Iniziamo dalla storia di questa gara e scopriamo poi le caratteristiche del circuito.<\/p>\n<h3><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_storia_della_24_Ore_di_Daytona_il_circuito_piu_biu\"><\/span>La storia della 24 Ore di Daytona: il circuito pi\u00f9 biu<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h3>\n<p>Come visto, la <strong>storia della 24 Ore di Daytona<\/strong> non nasce in maniera lineare. Prima di approdare alla versione che conosciamo noi tutti, infatti, la gara prevedeva una &#8220;versione ridotta&#8221;. Nel 1962, infatti, si disput\u00f2 la prima 3 Ore di Daytona, che fra le altre cose era anche valida per il <a title=\"Campionato del mondo sportprototipi\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Campionato_del_mondo_sportprototipi\">Campionato del mondo sportprototipi<\/a> e prendeva il nome di Daytona Continental. Due anni pi\u00f9 tardi, nel 1964, fu deciso di impostare la gara su una distanza di duemila chilometri, e circa dodici ore di durata, che all&#8217;epoca corrispondeva al doppio delle classiche gare di <em>endurance<\/em>. Nel 1966, sulla falsariga della <a title=\"24 Ore di Le Mans\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/24_Ore_di_Le_Mans\">24 Ore di Le Mans<\/a>, si decise di fissare la durata della gara a un intero giorno, che rappresenta la modalit\u00e0 ancora oggi utilizzata.<\/p>\n<p>Fino al 1982 la gara ha fatto parte del Campionato del mondo, ma, a seguito dell&#8217;adozione di un nuovo regolamento, fu escluso da esso e rimase solamente come parte del campionato <em>endurance<\/em> dell&#8217;International Motor Sports Association (IMSA), che contempla solo circuiti statunitensi. Nonostante questa limitazione, la <strong>24 Ore di Daytona<\/strong> ha mantenuto intatto il proprio fascino, al punto che ha continuato ad attirare alcune delle migliori case costruttrici sportive, fra le quali naturalmente Porsche.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, nel 1998, problemi finanziari e differenze di visione, portarono a una con la IMSA e la 24 Ore di Daytona pass\u00f2 a far parte della serie <em>United States Road Racing Championship<\/em> dello <em>Sports Car Club of America<\/em> (SCCA). Due anni pi\u00f9 tardi, nel 2000, vi fu un nuovo passaggio e la gara pass\u00f2 al campionato\u00a0<em>Grand-Am Rolex Sports Car Series<\/em>, della <em>Grand American Road Racing Association<\/em> di cui fa ancora oggi parte.<\/p>\n<h3><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Li_dove_la_cavallina_e_imbattibile_il_circuito_del_Daytona_International_Speedway\"><\/span>L\u00ec dove la cavallina \u00e8 imbattibile: il circuito del Daytona International Speedway<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h3>\n<p>Nato nel 1954, quando il fondatore della NASCAR, William France Sr., sigl\u00f2 un accordo con le autorit\u00e0 cittadine, il Daytona International Speedway \u00e8 stato ufficialmente inaugurato il 25 novembre 1957. Nel corso degli anni, rispetto al tracciato originale, sono state effettuate numerose modifiche, che ne hanno variato anche la lunghezza complessiva. Il progetto \u00e8 opera dell&#8217;ingegnere Charles Moneypenny, che, secondo il volere del committente, dovette impegnarsi a realizzare la sopraelevata pi\u00f9 alta possibile, cos\u00ec da permettere alle automobili di raggiungere la pi\u00f9 elevata velocit\u00e0 possibile &#8211; al crescere dell&#8217;angolo, cresce la velocit\u00e0 di percorrenza possibile &#8211; e da offrire lo spettacolo pi\u00f9 suggestivo agli spettatori.<\/p>\n<p>Rispetto alla 24 Ore di Le Mans, <strong>la 24 Ore di Daytona<\/strong> presenta alcune sostanziali differenze. La principale \u00e8 che la corsa francese si svolge, fra l&#8217;altro, anche attraverso strade cittadine. Viceversa, quella statunitense si corre esclusivamente su un circuito e precisamente, come detto, il Daytona International Speedway. Come detto, il circuito, che sorge all&#8217;interno di un&#8217;area di oltre 70 ettari capace di accogliere fino a circa 170 mila spettatori, ha una lunghezza complessiva di 5.729 metri (3,56 miglia) ed \u00e8 per questo il pi\u00f9 breve fra quello delle gare <em>endurance<\/em>. Il percorso attuale, infatti, si basa sul tracciato tri-ovale, a cui si aggiungono alcune parti del tracciato interno che innalzano il numero di curve a dodici. Queste, proprio per soddisfare la volont\u00e0 di France, arrivano a raggiungere l&#8217;inclinazione di 31\u00b0. La larghezza della pista, invece, varia dai 10 ai 20 metri e non sono previste vie di fuga in asfalto.<\/p>\n<p>Dopo il traguardo, la prima curva da affrontare \u00e8 molto lunga e rappresenta il passaggio dall&#8217;ovale al circuito stradale. Si entra, quindi, nell&#8217;<em>International Horseshoe<\/em>, che \u00e8 composta da due tornanti raccordati da una curva che si affronta in piena accelerazione per ben 680 metri. Il breve rettilineo successivo conduce a un altro tornante, che immette nuovamente sull&#8217;ovale. A questo punto si affrontano due curve, anch&#8217;esse affrontate a piena velocit\u00e0 per 1.300 metri, che portano alla chicane Bus Stop. Dopo di essa, inizia il rettilineo che \u00e8 lungo ben 1.800 metri.<\/p>\n<p>Un aspetto fondamentale durante la gara \u00e8 il fattore luce. Nei mesi in cui si corre, infatti, il sole sorge intorno alle 7 e tramonta verso le 18. Questo significa che la notte dura ben tredici ore, rendendo la 24 Ore di Daytona la gara di\u00a0<em>endurance<\/em> con la fase notturna pi\u00f9 lunga. Al fine di dare un aiuto, nel 1998 il circuito \u00e8 stato dotato di un impianto di illuminazione, che tuttavia viene utilizzato solo per il 20%: l&#8217;<em>International Horseshoe<\/em>, infatti, viene lasciato al buio per favorire la concentrazione dei piloti.<\/p>\n<h3><span class=\"ez-toc-section\" id=\"I_successi_di_Porsche_alla_24_Ore_di_Daytona\"><\/span>I successi di Porsche alla 24 Ore di Daytona<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h3>\n<p>La casa costruttrice che ha raccolto pi\u00f9 successi sul circuito di Daytona, come sappiamo, \u00e8 la Porsche. Complessivamente, la casa di Stoccarda ha collezionato ben diciotto successi nei sessant&#8217;anni di storia della competizione se si considerano le partecipazioni come automobile. Al contrario, se si considerano anche i propulsori montati a bordo di altre automobili, allora la Porsche ha ottenuto ben ventidue successi. La prima vittoria della serie giunse il 3-4 febbraio 1968 a opera del team Porsche System Engineering, che port\u00f2 una Porsche 907LH a tagliare per prima il traguardo dopo aver percorso ben 4.126,567 chilometri. Fra i piloti che si alternarono alla guida alcuni dei pi\u00f9 celebri piloti Porsche, come Jo Siffert e <a href=\"https:\/\/www.mavment.com\/blog\/hans-herrmann\/\">Hans Herrmann<\/a>.<\/p>\n<p>I successivi trionfi giunsero nel biennio &#8217;70 &#8211; &#8217;71. Nella gara disputata fra il 31 gennaio e il 1\u00b0 febbraio 1970, il team J.W. Engineering condusse la Porsche 917K sul gradino pi\u00f9 alto del podio, con 4.439,279 chilometri. Lo stesso avvenne l&#8217;anno successivo, fra il 30 e il 31 gennaio 1970, quando il team J.W. Automotive Engineering, dopo &#8220;solo&#8221; 4.218,542 chilometri, si classific\u00f2 nuovamente primo grazie nuovamente alla Porsche 917K.<\/p>\n<p>Un nuovo biennio vincente, per cos\u00ec dire, si apr\u00ec nel 1973: tra il 3 e 4 febbraio, la Brumos Porsche, con una Porsche Carrera RSR, percorse 4.108,172 chilometri mettendosi dietro tutti gli altri sfidanti. Dicevamo un biennio per cos\u00ec dire: nel 1974, infatti, la corsa non si disput\u00f2, ma l&#8217;anno successivo, tra il 1\u00b0 e il 2 febbraio, il team Brumos Porsche riusc\u00ec comunque a replicare il successo con la medesima automobile. E non solo, perch\u00e9 di l\u00ec a poco la stessa squadra torn\u00f2 sul gradino pi\u00f9 alto del podio. Nel 1977, tra il 5 e il 6 febbraio, fu il team Ecurie Escargot a riportare la Porsche Carrera RSR in cima alla classifica dopo aver percorso 4.208,499. Chiusa la parentesi, l&#8217;anno successivo, nella gara che si disput\u00f2 il 4-5 febbraio 1978, fu nuovamente il team Brumos Porsche a percorrere pi\u00f9 chilometri di tutti. Con 4.202,319 chilometri, percorsi a bordo della <a href=\"https:\/\/www.mavment.com\/blog\/porsche-935\/\">Porsche 935\/77<\/a>, infatti, la squadra ottenne gli allori sul circuito di Daytona.<\/p>\n<p>Da questo momento in poi, il dominio della casa di Stoccarda alla 24 Ore di Daytona fu impressionante. Dal 1977 e fino al 1987, fu sempre Porsche a ottenere la vittoria. Dopo la Brumos, il 3-4 febbraio 1979, fu il turno della Interscope Racing con la Porsche 935\/79. L&#8217;anno successivo, il 2-3 febbraio 1980, la L&amp;M Joest Racing percorse ben 4.418,615 chilometri con la Porsche 935J che si classific\u00f2 prima. L&#8217;edizione successiva, che si disput\u00f2 fra il 31 gennaio e il 1\u00b0 febbraio, il team Garretson Racing\/Style Auto port\u00f2 al successo la Porsche 935 K3. Un anno dopo, il 30-31 gennaio 1982, fu il turno della JLP Racing con la Porsche 935 JLP-3. Quello dopo ancora, disputato il 5-6 febbraio 1983, la Henn&#8217;s Swap Shop Racing port\u00f2 al successo la Porsche 935L. Il 4-5 febbraio 1984, fu la March83-Porsche del team Kreepy Krauly Racing a vincere la gara di\u00a0<em>endurance<\/em>. Nel 1985, precisamente tra il 2 e il 3 febbraio, con una Porsche 962C la Henn&#8217;s Swap Shop Racing vinse nuovamente la gara. La stessa macchina, il 1\u00b0-2 febbraio 1986, vinse col team L\u00f6wenbr\u00e4u Holbert Racing, che replic\u00f2 anche l&#8217;anno successivo sempre con la 962C.<\/p>\n<p>Giunti al 1988, la lunga sequela di successi della casa di Stoccarda si arrest\u00f2 per riprendere nel 1989, tra il 4 e il 5 febbraio, con il team Miller\/BFGoodrich Busby Racing. Da questo momento in poi, le vittorie di Porsche si andarono diradando. Nel 1991, infatti, il team Joest Racing port\u00f2 alla vittoria un&#8217;altra Porsche 962C. Per rivedere un&#8217;auto della cavallina di Stoccarda trionfare a Daytona si dovette attendere il 1995, quando il team Kremer Racing vinse con la Kremer K8 Spyder &#8211; Porsche. Dopo un vuoto ancora pi\u00f9 lungo il 1\u00b0-2 febbraio 2003, \u00e8 stata la Porsche 911 GT3-RS del team The Racer&#8217;s Group a riportare in alto il vessillo di Stoccarda. E questa, a oggi, rappresenta l&#8217;ultimo trionfo di Porsche alla 24 Ore di Daytona. Almeno per il momento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La 24 Ore di Daytona \u00e8 una delle gare dove Porsche detiene il record di vittorie. Scopriamo la storia di questa gara e i successi della casa di Stoccarda.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":2778,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mo_disable_npp":"","site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"plain-container","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","theme-transparent-header-meta":"default","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"default","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"_joinchat":[],"footnotes":""},"categories":[76],"tags":[111],"class_list":["post-2777","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-circuiti-e-gare","tag-endurance"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La 24 Ore di Daytona, il regno incontrastato di Porsche<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La 24 Ore di Daytona \u00e8 una delle gare dove Porsche detiene il record di vittorie. 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